Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Meraviglie celesti
sulla città eterna

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Meraviglie celesti <BR> sulla città eterna

ROMA: MERAVIGLIE CELESTI SULLA CITTA’ ETERNA

Ammirare le stelle dalle grandi città, tra le luci artificiali, è sempre meno scontato, eppure il firmamento non manca di offrire occasioni straordinarie per farlo. Esse rappresentano uno spunto importante per riscoprire e preservare il patrimonio del cielo. Roma, con il suo ineguagliabile patrimonio archeologico e monumentale, rappresenta un luogo ideale per farlo. Le spettacolari fotografie realizzate dall’astrofisico e fotografo Gianluca Masi, astronomo del Planetario di Roma Capitale, hanno l’obiettivo di avvicinare le meraviglie del cielo e il fascino monumentale della Città Eterna: frammenti di bellezza, raccolti vicino a quella linea di confine che è l’orizzonte, dove il cielo e l’Urbe si incontrano da migliaia di anni. In “Carpe Sidera. La meraviglia del cielo sulla bellezza di Roma”, fino al 26 gennaio al Museo Civico di Zoologia, lo splendore del cielo notturno, attraverso alcuni dei suoi più spettacolari fenomeni, si accende su quello di monumenti e simboli della Capitale: dalla Stazione Spaziale che attraversa il cielo sopra Piazza di Spagna alla Superluna che incombe all’orizzonte dell’Altare della Patria, da Venere che tramonta accanto al Cupolone, al graffio di luce di un satellite su Piazza del Campidoglio. (red)

 

 

ROMA: GIOIELLI-SCULTURE 

A Roma la Casina delle Civette, a Villa Torlonia, ospita fino al 26 gennaio la mostra “Maria Paola Ranfi. Gioiello intimo colloquio”, che presenta una selezione di oltre 60 esemplari tra gioielli e sculture realizzati dall’orafa-artista nel corso della sua lunga attività professionale. Il percorso si articola tra le principali collezioni realizzate a partire dagli anni Novanta sino a oggi. Un excursus alla scoperta dell’immaginario creativo della scultrice e maestra orafa che si snoda in diverse sezioni: le suggestioni liberty e animalier con le collezioni Volando volando, La casa delle rane, e la Collezione del mare; Il percorso dell’anima; Il risveglio dei giusti, In questo mondo di porcellana, cui si aggiungeranno nuovi lavori dalla collezione inedita Mutanti, e la serie Venetianmask, e alcune sculture in resina, in ceramica e in bronzo. Si tratta di pezzi unici, realizzati a cera persa in oro, bronzo e argento e con pietre preziose e semipreziose dai tagli rari e particolarissimi o con elementi in porcellana modellata dalla stessa artista. Ispirati agli stilemi dell’Art Nouveau liberamente reinterpretata, i gioielli di Maria Paola Ranfi, particolarmente in sintonia con lo stile e l’atmosfera della Casina delle Civette che li ospita, sono vere e proprie “sculture da indosso” come lei stessa ama definirle. (PO / red)

 

VICENZA: CAPOLAVORI DELL’ARTE RUSSA 

Fino al 26 gennaio, alle Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, la mostra “Kandinskij, Goncarova, Chagall. Sacro e bellezza nell’arte russa” presenta un dialogo straordinario tra icone e Avanguardia che poco più di un secolo fa contribuì a caratterizzare la fisionomia profonda del contributo russo all’arte contemporanea internazionale. Presentata una selezione di 19 icone russe, appartenenti alla collezione Intesa Sanpaolo, poste a confronto con una sceltissima sequenza di 45 opere, molte delle quali mai viste in Italia, realizzate tra la fine del XIX e i primi decenni del XX sec., provenienti per la maggior parte dal più importante museo di arte russa di Mosca, la Galleria Tret’jakov, e inoltre dai musei di Yaroslav, Astrakhan, dal MMOMA e dal Museo dello Spettacolo Bakhrushin di Mosca, nonché dal Musée National Marc Chagall di Nizza e dal Museum of Modern Art Costakis Collection di Salonicco. La mostra esplora il rilievo del tema del sacro nell’arte russa dall’ultimo scorcio dell’Ottocento per concentrarsi sulle principali figure – come Kandinskij, Natalia Goncarova e Chagall, ma anche Petrov-Vodkin, Malevic e Filonov – che hanno rivelato, più di altri esponenti dell’Avanguardia, la profonda affinità tra la concezione filosofico-teologica dell’icona e le ricerche spirituali ed estetiche degli esponenti dell’Avanguardia. (red)

 

LUCCA: ARTE “ERRATICA” A PIETRASANTA

Sculture sospese nel nulla che volano solitarie sopra Marina di Pietrasanta, zebre a loro agio nella chiesa di Sant’Agostino, creature che cambiano luogo e direzione, vagabonde e indipendenti anche se apparentemente integrate in ambienti diversi, erratiche. “Erratico” è appunto il titolo della mostra di Bart Herreman (27 fotografie di cui 6 di grandi dimensioni) e dello scultore Umberto Cavenago (20 sculture), esposta fino al 26 gennaio a Pietrasanta, in piazza del Duomo, nella  chiesa e il chiostro di Sant’Agostino. Le sculture e le installazioni di Umberto Cavenago nascono per dialogare con la dimensione architettonica e utilizzano e sperimentano tutte le potenzialità tecniche, materiche e volumetriche della dimensione plastica. Per Bart Herreman la fotografia non è uno strumento di semplice registrazione oggettiva della realtà, ma si inserisce in quel solco che dalle avanguardie storiche di inizio secolo (Man Ray, Moholy Nagy) prosegue per tutto il XX secolo fino ai nostri giorni nella promozione dello strumento fotografico come mezzo espressivo al pari di pittura e scultura. L’artista belga utilizza tutte le possibilità delle nuove tecnologie digitali per creare spazi fantastici ma verosimili, utilizzando la fotografia in una direzione pittorica, intervenendo cioè sulle singole componenti visuali, da quelle cromatiche a quelle luministiche e naturalmente sulla scelta e disposizione delle componenti “narrative” dell’”inquadratura”. Fotografie che sono entrate a  far parte di collezioni pubbliche e private a livello internazionale. (red)

 

MILANO: GLI “SCONFINAMENTI” DI PAOLO SCIRPA 

Attraverso le sue opere, Paolo Scirpa – che con il titolo “Sconfinamento” espone fino al 31 gennaio nello spazio GaggenauDesignElementi Hub di Milano - indaga l'infinito quale dimensione a cui l'uomo tende, sempre scevro dalla piena comprensione e dalla possibilità di possesso, senza però la pretesa o la presunzione di rappresentarlo. Eternità e infinito sembrano essere solo il movente per Scirpa, piuttosto l'inizio del viaggio. Per l'artista, sconfinare è un percorso di libertà mentale e fisica: senza non c'è progresso né evoluzione. I suoi Ludoscopi sono opere tridimensionali che propongono la percezione di profondità fittizie, veri iperspazi-luce in cui è abolito il limite tra il reale e l'illusorio, che mirano a liberare e elevare l'essere umano, ad approcciare e percepire l'infinito anche solo per un secondo. Quella che si sprigiona è una vertigine di gioia, una possibilità di riassaporare quello stupore e quella meraviglia propria dei bambini, ancora incoscienti e non pienamente consapevoli di sé e dei propri limiti. Complice la struttura stessa dello spazio, pensato per ricreare un'atmosfera di 'lusso domestico' elegante, accogliente e inclusiva. Con un percorso, ideato da artista e curatore, che riesce a 'donare' un forte senso di sconfinamento e estraniamento positivo allo spettatore. (red)

 

MILANO: I MAGI DI ARTEMISIA GENTILESCHI

Per la prima volta dalla sua nascita nel 2001, il “Capolavoro per Milano” del Museo Diocesano del capoluogo lombardo, presentato fino al 26 gennaio, è un’opera realizzata da un’artista donna: Artemisia Gentileschi. E anche la sua Adorazione dei Magi, uno dei dipinti più significativi della carriera di Artemisia, è alla sua prima milanese. Concesso eccezionalmente in prestito dalla Diocesi di Pozzuoli, la tela di imponenti dimensioni (310 x 206 cm), fa parte di un ciclo decorativo realizzato per la cattedrale di Pozzuoli fra il 1636 e il 1637. Il dipinto, realizzato nel periodo napoletano di Artemisia Gentileschi, è parte di un ciclo commissionato dal vescovo spagnolo di Pozzuoli Martìn de Lèon y Cardenas dopo il 1631, anno dell’eruzione del Vesuvio che risparmiò la città puteolana; ad Artemisia furono affidate ben tre tele (oltre all’Adorazione dei Magi, i Santi Procolo e Nicea, e San Gennaro nell’anfiteatro) che eseguì fra il 1635 e il 1637, anno della sua partenza per l’Inghilterra. I dipinti di Artemisia si vanno ad aggiungere alle otto altre tele del ciclo, eseguite da Massimo Stanzione, Giovanni Lanfranco, Cesare Fracanzano e altri artisti napoletani.Artemisia, arrivata da poco a Napoli, fu immediatamente incaricata dell’esecuzione di due opere: il dipinto l’Annunciazione, oggi a Capodimonte, e, appunto, la pala d’altare L’Adorazione dei Magi. Oltre a essere la sua prima importante commissione pubblica, questa rappresenta anche il massimo riconoscimento della sua carriera. In questo dipinto Artemisia elabora la lezione caravaggesca alla luce dei nuovi contatti con gli artisti napoletani: la sua predilezione per una gamma cromatica essenziale, risolta sulle variazioni dei toni marroni, rossi, blu e gialli si associa alla straordinaria attenzione per la verità delle cose, come si nota, ad esempio, nello splendido oggetto d’argento portato dal re mago in ginocchio e ad una attenta e scenografica resa degli effetti luce-ombra. (red)

 

 

SIENA: I 70 ANNI DI TEX

Ultimi giorni, al Santa Maria della Scala di Siena, per la mostra di grande successo “Tex. 70 anni di un mito”, curata da Gianni Bono, storico e studioso del fumetto italiano, in collaborazione con la redazione di Sergio Bonelli Editore e Comicon. L’esposizione – fino al 25 gennaio - racconta la storia della fortuna editoriale del personaggio Tex che, grazie al suo profondo senso di giustizia e alla sua generosità, è riuscito, dal 1948 a oggi, a entrare nelle abitudini di lettura degli italiani e a diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Era il 30 settembre 1948, infatti,quando nelle edicole italiane usciva il primo numero di Tex, personaggio creato da Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini, destinato a diventare il più amato eroe del fumetto italiano e uno dei più longevi del fumetto mondiale. Settant’anni dopo, Tex Willer viene celebrato con un’esposizione, di fatto il più importante omaggio mai dedicato ad Aquila della Notte, che racconta la sua straordinaria vicenda editoriale attraverso disegni, fotografie, materiali rari e talvolta inediti, nonché installazioni create appositamente per l’evento: le indimenticabili sfide di Tex con Mefisto, suo nemico di sempre e incarnazione del male; le avventure dove, acapo dei Navajos, affronta banditi e malfattori per salvare le tribù indiane perseguitate; le galoppate sui sentieri polverosi del vecchio West e le scorribande dai caldi deserti del Messico fino alle gelide regioni del Grande Nord. Nella mostra, i visitatori possono ammirare, tra i tanti documenti, la prima vignetta di Tex in più lingue, il ritratto di Gianluigi Bonelli e famiglia realizzato da Ferdinando Tacconi, le fotografie di Aurelio Galleppini e la macchina da scrivere di Gianluigi Bonelli: l’Universal 200 decorata dallo stesso Bonelli e conservata nella sala riunioni della Casa editrice, con la quale sono state create le prime storie di Tex.

 

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)